1 h 50 min
Durata complessiva
6,2 Km
Lunghezza
42 m
Dislivello salita

m610

 Sentiero Cave di contrada Chiova

A piedi tra le cave, le architetture naturali e le testimonianze dell’identità antropologica di una civiltà. A Custonaci, la città del marmo.

 

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Custonaci: la città del marmo, il cui bacino marmifero si estende in una vasta area che comprende tutta la dorsale del Monte Sparagio fino al centro urbano, del Monte Cofano e del Monte Palatimone. Considerando che circa il 90% della produzione totale siciliana di materiale di pregio proviene da quest’area, il territorio di Custonaci rappresenta la massima espressione dell’attività estrattiva in Sicilia.

All’interno dell’area vengono estratti diversi tipi di calcare che danno luogo ad altrettanti tipi merceologici di marmo; la varietà attualmente più richiesta ed impiegata è il Perlato di Sicilia, che viene esportato in molti paesi europei, in Medioriente, in America del Nord e in Giappone. Anticamente a Monte Cocuccio (sempre a Custonaci) veniva estratta la “pietra barocca” per eccellenza: il Libeccio Antico. Oggi ne rimangono solo piccole quantità utilizzate per i lavori di restauro. La troviamo utilizzata, per esempio, in quasi tutte le chiese gesuite d’Italia, nella Basilica di San Pietro e nei Musei Vaticani a Roma e nella Reggia di Caserta.

L’itinerario dedicato alle Cave di Custonaci parte dal centro urbano, e più precisamente dal Santuario di Maria SS. Di Custonaci, luogo di culto e meta di pellegrinaggi dei devoti alla Madonna, in cui è custodito il dipinto con l’icona sacra della santa.

Si attraversa per un breve tratto il paese in direzione Località Sperone e Assieni, fino a raggiungere la Località Chiova, dove è possibile visitare due cave. Dalla prima si estrae il Nerello di Custonaci dal XVII e XVIII sec., utilizzato per la realizzazione di pavimentazioni, gradinate, basamenti. Dalla seconda, invece, si ricava il Perlato di Sicilia: le testimonianze dell’utilizzo di questo marmo color avorio in architettura sono numerose. Gli esempi attuali più significativi sono: il Tukul National di Giacarta, l’aeroporto di Riad, il Palazzo della Regina e il Ministero dello Sport di Gedda, il Kennedy Center di New York, gli alberghi delle catene Hilton e Meridien, e la Metropolitana di Milano.

Il candore del Perlato di Sicilia ha influito certamente sulla bellezza di queste splendide architetture. Per questo, si può affermare che l’estrazione del marmo appartiene all’identità storica ed antropologica di questa città. Un’identità di cui i custonacesi vanno fieri.

Le cave di Custonaci

Custonaci è il primo bacino di estrazione della pietra in Sicilia, il secondo in Italia ed in Europa, in quanto ha un’estensione di 62 kmq, di importanza non solo geologica ma soprattutto economica, dal quale si estrae l’85% delle pietre siciliane.
La morfologia del bacino marmifero di Custonaci è molto varia, rilievi collinari e montuosi per lo più di genesi secondaria si alternano a vaste aree pianeggianti, interessati da depositi quaternari di calcarenite. Il processo di sedimentazione, iniziato nell’era Paleozoica, si è sviluppato pienamente nel Mesozoico, non a caso è nel bacino marmifero della provincia di Trapani che appare quasi completamente tutta la serie mesozoica dell’isola. Le masse calcaree del bacino marmifero di Custonaci sono variamente disposte, costituite da trasgressioni stratigrafiche e discordanze angolari, verificatesi secondo il sistema più diffuso delle pieghe associate con faglie. Ciò rende difficile la coltivazione della cava sia in senso verticale che in senso orizzontale, in quanto la facies petrografica è soggetta a repentini cambiamenti, si alternano così banchi coltivabili a banchi più o meno coltivabili.
Una delle pietre più apprezzate è il “Libeccio Antico”, la pietra barocca per eccellenza, estratta nelle località Rocca Rumena, Muciara e Baglio Messina, dove ancora oggi si estrae in piccole quantità per lavori di restauro.
La troviamo applicata in quasi tutte le chiese gesuite d’Italia, nella Basilica di San Pietro ed ai Musei Vaticani a Roma, nella Reggia di Caserta, ecc.
Nel dopoguerra, grazie all’industrializzazione, Custonaci ha assunto ruoli di primo piano nel campo internazionale, grazie al Perlato di Sicilia, oltre al quale oggi si estraggono: Perlatino di Sicilia, Botticino, Avorio venato, Brecciato, Libeccio.

Santuario della Madonna di Custonaci

Il santuario, di origini tardo cinquecentesche, è il monumento più rappresentativo della città, luogo di un antico culto e meta di pellegrinaggi; la facciata, con portale ad archi ogivali e rosone, l’interno neogotico sono espressione degli ultimi rifacimenti avvenuti agli inizi del secolo XX. Di grande effetto decorativo sono la monumentale scala e il pavimento del sagrato a selciato con caratteristici ciottoli di pietra. Nell’abside della chiesa si trova una grande tribuna marmorea ornata con statue in marmo e legno, il più fastoso arredo plastico-architettonico del trapanese: al centro di questa è posta la venerata tavola in pioppo raffigurante la “Madonna lactans” (XVI secolo), detta Madonna di Custonaci. Tante sono le leggende legate al culto della Madonna, e numerosi i “trasporti” del quadro nella vicina Erice avvenuti dal 1568 al 1936, anche per invocare la pioggia in tempi di siccità.

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