1 h 30 min
Durata complessiva
4,5 Km
Lunghezza
250 m
Dislivello salita

m062

Sentiero Porta Castellammare-Tre Chiese

Architetture religiose e antiche strade lastricate: la vista dal Monte Erice spazia dalle Isole Egadi fino ai rilievi di San Vito Lo Capo.


Scarica Traccia GPS Scarica Scheda Sentiero in PDF Volo virtuale

Siamo a Erice vetta, davanti a Porta Spada, una delle quattro aperture delle mura ciclopiche di origini elimo-puniche che cingono il nucleo centrale della città, e quindi datate tra l’VIII e il VI sec. a.C. Spesse dai 2 ai 3 m., le mura si snodano lungo un percorso complessivo di circa 800 m., adattandosi al dislivello del terreno. Si parte da qui, per calpestare un breve itinerario ad anello (4,5 km). Si scende lungo il versante settentrionale di Monte Erice, verso i resti di Porta Castellammare, riscoperti dopo le recenti indagini archeologiche nella zona. Si prosegue per un breve tratto nella direzione della Chiesa di S. Maria Maddalena, e poi Sant’Ippolito e infine Santa Maria Maggiore, databili al XIV sec. Il numero rilevante di architetture religiose esistenti, in rapporto alla popolazione, sta a sottolineare l’indiscussa superiorità spirituale, culturale e sociale della fede nell’antica Erice.

Il percorso, oltre ad essere caratterizzato da un’antichissima strada lastricata con pietra ericina, è un tripudio di colori: fanno bella mostra di sé le varietà di orchidee selvatiche, tra le quali l’orchidea di Robert, l’orchidea italica e l’orchidea farfalla. La flora è caratterizzata dalla presenza di circa venti specie endemiche, come il cavolo trapanese e il limonio siciliano.

Il panorama, incredibilmente bello, spazia dalle Isole Egadi alla piana di Bonagia, Valderice e ai rilievi di Custonaci (Monte Cofano), fino a quelli di San Vito Lo Capo (Monte Monaco).
L’itinerario ritorna, in ultimo, verso Porta Spada, attraverso un tratto boschivo caratterizzato da esemplari di leccio e roverella. Poco più in là, si raggiunge il Quartiere Spagnolo, un fortino del XVII secolo che sorge su uno sperone roccioso e che volge lo sguardo verso il bellissimo panorama della costa. Voluto dalla cittadinanza per ospitare una guarnigione di soldati spagnoli di presidio ad Erice, dopo un complesso recupero e restauro conservativo, oggi il “Quartiere Spagnolo” è sede di una mostra permanente intitolata “Arti e mestieri di una volta…” e spazio dove è possibile degustare prodotti tipici locali, tra i quali un buon bicchiere di vino Erice doc, l’amaro Monte Erice e i prodotti di pasticceria tradizionale alla mandorla, le “genovesi” e i “mustazzoli”.

Le mura di Erice

Le antiche mura, in pietra calcarea, furono originariamente edificate sul lato Nord-Est del sito nell’VIII secolo a.C. dagli Elimi, popolazione di origine incerta; nel VI furono rinforzate dai Punici e, dopo rifacimenti di epoca romana, vennero completate dai Normanni.
A causa delle gigantesche dimensioni vengono definite “cicopliche”.
I resti si sviluppano lungo un percorso di circa 700 metri e si adattano al diverso rilievo del terreno (dai 682 m ai 729 m s.l.m.). Lungo la cortina muraria sono attualmente visibili: sedici torri quadrangolari, dalla lunghezza media di m.45 e di m.2,30 circa di spessore; tre porte denominate Trapani, Carmine e Spada; sei postierle, piccole aperture che servivano come uscita di emergenza o per i rifornimenti.
Su alcuni blocchi sono incise delle lettere dell’alfabeto punico – “beth” che equivale a “casa”, “ain” che significa “occhio”,“phe” che significa “bocca” – che potrebbero racchiudere il significato di: “Le mura hanno occhi per vedere il nemico, bocca per mangiarselo in caso di aggressione e sono la casa sicura per gli abitanti”.

Porta Trapani: viene così denominata perché rivolta verso Trapani. Ha sagoma ogivale ed è inserita tra due robusti bastioni.

Porta Spada situata a Nord, è così chiamata per l’eccidio degli Angioini che presidiavano Erice durante la guerra del Vespro (sec. XIII).

Porta Carmine posta nella piazza antistante la chiesa del Carmine, è sovrastata da una grande nicchia recante una statua acefala in calcare di Sant’Alberto.

Chiese rupestri

La montagna di Erice è stata in età tardo medievale un antico cenobio, ricco di caverne eremitiche, che ancor oggi si rinvengono spesso associate alle numerose chiese rupestri. Sul versante orientale, si segnalano le chiese rupestri di Sant’Ippolito, Santa maria Maggiore, Santa Maria Maddalena. La prima di grande importanza storica, localizzata all’incrocio dei più antichi sentieri dell’Erice (???), oltre alla piccola grotta annessa conserva all’interno gran parte degli affreschi che la decoravano, la seconda ormai ridotta a rudere, è nelle sue rovine ancora imponente e suggestiva, la terza, benché piccola, si conserva pressoché integra.

Dolcini di Erice o Pasticceria conventuale

Portavoce del territorio da cui hanno origine, i dolci della pasticceria conventuale sono preparati con ingredienti locali tipici (mandorle, cedri, limoni, arance, miele). Realizzati secondo le antiche ricette delle suore di clausura dei conventi di San Carlo e Santa Teresa, sono un’esperienza irrinunciabile per chi visita Erice.

Genovesi

Questi dolci devono la loro origine alle monache di clausura dei conventi di San Carlo e Santa Teresa e sono ormai parte integrante per chi decide di fare una visita ad Erice.
Sono dei dolci di pasta frolla ripieni di crema pasticcera che consigliamo di consumare caldi per poter gustare pienamente la loro prelibatezza. Esistono diverse versioni (nutella, ricotta, pistacchio) ma le tradizionali sono di crema.

Mustazzoli

Rappresentativi della tradizione dolciaria conventuale ericina, sono biscotti a base di mandorle e aromatizzati con cannella e chiodi di garofano. Secchi e duri, sono solitamente accompagnati a un vino dolce nel quale si intingono per ammorbidirli.

Vini Erice Doc

Ottenuti da vigneti posti tra i 200 e i 650 m. disseminati nel cosiddetto agro ericino (la zona collinare a piedi del Monte Erice), devono le loro qualità organolettiche alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio, rara combinazione di altitudine e prossimità al mare. Inzolia, catarratto, grillo, grecanico, nero d’Avola sono gli inconfondibili frutti di vigneti autoctoni, ma l’Erice Doc oggi si distingue anche per la produzione di ottimi vini da vigneti internazionali.

602_sentieri_small
img_3281
img_3288
img_3292
img_3302
img_3308
img_3363
img_3364

Recensioni Sentiero

Non ci sono recensioni al momento. Diventa il primo

Lascia un commento