2 h 20 min
Durata complessiva
5.5 Km
Lunghezza
661 m
Dislivello salita
E – Escursionistico
Difficoltà

m061

 Sentiero Sant’Anna

A tutta natura! Tra boschi e foreste per giungere in vetta all’antica città medievale di Erice, uno dei borghi più belli d’Italia.


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Il sentiero Sant’Anna sale lungo il versante occidentale del Monte Erice e consente di godere di una vista panoramica di largo respiro sulla città di Trapani, con le isole Egadi che fanno da cornice.

Si parte dalla Stazione della funivia nella frazione di Erice-Casa Santa, a pochi km dal centro di Trapani. L’itinerario prevede di raggiungere la vetta e quindi l’antico borgo medievale di Erice.
Dopo un tragitto urbano lungo brevi tratti di Via Capua, Via Manzoni, Via Pola e Via Sant’Anna, dall’impianto che collega la città di Trapani con la vetta si raggiunge facilmente l’ingresso dell’area attrezzata di Martogna, all’interno dell’area boschiva “Monte Erice”, caratterizzata da una copertura arborea che si compone in prevalenza di pini mediterranei, eucalipti e querce. L’area è inoltre contraddistinta dalla collocazione di panche e tavoli in legno, un settore pique-nique, un parco giochi per bambini e una zona faunistica che comprende diverse specie di animali (tra cui caprette tibetane, daini, asini panteschi, molte specie di uccelli).

Il cammino prosegue in un secondo tratto verso Pizzo Argenteria (voltatevi e ammirate la città distendersi ai vostri piedi!) e poco più su raggiunge il Santuario di Sant’Anna (332 m.), la cui costruzione risale ai primi anni del ‘600. Attraverso i secoli, l’architettura sacra è stata meta di pellegrinaggi da parte dei devoti della Santa, a cui il Santuario deve il nome. Oggi è un luogo di preghiera e di silenzio, dal quale è possibile beneficiare di una vista mozzafiato sull’estrema punta della Sicilia Occidentale, la città di Trapani, le isole Egadi, e l’incrocio dei due mari: il Tirreno e il Mediterraneo.

Il sentiero avanza per un altro chilometro fino a fiancheggiare la Casa del Demanio Foreste, per continuare, attraverso un boschetto, in direzione Porta Trapani, una delle tre porte di accesso a Erice, così chiamata perché in direzione di Trapani e facente parte delle mura ciclopiche (VIII-VII sec. a.C.) del borgo medievale.

Poco più di 5,5 km per raggiungere uno dei borghi più belli d’Italia, visitare i monumenti artistici e storici come il Castello Normanno (XII-XIII sec.), la Torretta Pepoli (XIX sec.), il Duomo dell’Assunta (XIV sec.) -solo per citarne alcuni-, o deliziare il palato con i tipici dolci ericini, come quelli di pasta di mandorle, le cosiddette “genovesi” o i “mustazzoli”, o per dedicarsi a un po’ di shopping tra le viuzze antiche: da non perdere i caratteristici tappeti e le ceramiche dipinte a mano, testimonianza di una tradizione di artigianato artistico tramandato da generazioni.

 

Santuario di Sant’Anna

La costruzione di una piccola chiesa dedicata a Sant’Anna, alle falde del Monte Erice, risale ai primi anni del secolo XVII, ma intorno al 1665 venne ampliata e provvista di ambienti abitativi, di cisterne e di due cortili da destinare a convento di frati Agostiniani Scalzi che però mai vi si stabilirono per sopravvenute difficoltà. La devozione verso il santuario è sempre stata fervida, anche se attraverso i secoli si sono susseguiti periodi di afflusso di pellegrini e periodi di abbandono. Interventi di restauro sono stati eseguiti alla metà del secolo XIX e negli anni sessanta del secolo scorso (1976) quando Don Franco Giuffrè ripristinò il culto facendo del santuario un luogo di preghiera per gruppi che, soprattutto d’estate, vogliano vivere un’esperienza comunitaria. Nel giorno della festività di Sant’Anna è meta di pellegrinaggi da parte di fedeli che rendono omaggio alla Santa titolare, alla quale era dedicato un dipinto del trapanese Andrea Carreca (sec. XVII), posto sull’altare della chiesa e trafugato nel secolo scorso.

Castello

L’attuale struttura risale al XII secolo e fu realizzata utilizzando materiale di un preesistente santuario romano, dedicato a Venere. Vi risedettero i rappresentanti delle autorità regale: il Bajolo giudice civile ed esattore delle imposte, il Capitano Regio e successivamente il castellano.
Fino al XVI secolo, il castello fu piazza reale spagnola, e tra il XVI e XVII secolo venne utilizzato come prigione. Nel 1872 il Conte Agostino Pepoli restaurò a proprie spese le opere di fortificazioni, ricostruì la torre pentagonale, sistemò l’adiacente giardino facendo sorgere il bellissimo parco detto Balio, perché creato sul piano nel quale un tempo risiedeva il Bajolo.
Del periodo romano rimangono solo dei rocchi di colonna, frammenti di fregio calcareo, e resti di un muro di contenimento. All’interno è il cosiddetto “pozzo di Venere” che secondo la leggenda era la piscina dove la Dea faceva il bagno. Alcuni storici lo identificano invece nel luogo in cui le sacerdotesse si immergevano dopo il rito della prostituzione sacra, altri ritengono che sia stata una “favisa”, ovvero una fossa nella quale venivano deposti i resti dei sacrifici offerti alla Dea.

Martogna e San Matteo sul Monte Erice

Sulla montagna di Erice si individuano aree naturalistiche ed attrezzate molto panoramiche.
Quella di Martogna, a meno di 2 Km da Trapani, è composta da pini mediterranei, eucalipti e specie quercine, ospita panche e tavoli in legno, un parco giochi, fontanelle, servizi igienici, un’area faunistica e un piccolo laghetto artificiale con diversi animali e specie di uccelli.
L’area di San Matteo sul versante nord-occidentale della montagna, presenta balze rocciose percorse da profondi e suggestivi canaloni, grotte, anfratti e ampi pianori con conifere e latifoglie, ma anche noci, ciliegi, carrubi e mandorli, con all’interno, il Baglio Cusenza, in cui è allocato il Museo Agroforestale, punto di riferimento nella conoscenza del patrimonio naturalistico ed etno- antropologico del territorio, con antichi attrezzi agricoli ed artigianali, collezioni di exiccàta (sezioni e frammenti appositamente disseccati di piante forestali), di uccelli imbalsamati, nidi e rettili conservati in formalina. Non distante si individua un’antica cisterna, forse luogo di culto cristiano del VI-VII secolo, ritenuta la chiesa di San Matteo documentata dalle fonti già nel XIV secolo, con all’interno, un affresco appena leggibile. Da qui, un sentiero che lambisce le tracce di fortificazioni risalenti alla prima guerra punica, conduce ad un pianoro dal quale si domina un panorama tra i più belli della Sicilia.

Le mura di Erice

Le antiche mura, in pietra calcarea, furono originariamente edificate sul lato Nord-Est del sito nell’VIII secolo a.C. dagli Elimi, popolazione di origine incerta; nel VI furono rinforzate dai Punici e, dopo rifacimenti di epoca romana, vennero completate dai Normanni.
A causa delle gigantesche dimensioni vengono definite “cicopliche”.
I resti si sviluppano lungo un percorso di circa 700 metri e si adattano al diverso rilievo del terreno (dai 682 m ai 729 m s.l.m.). Lungo la cortina muraria sono attualmente visibili: sedici torri quadrangolari, dalla lunghezza media di m.45 e di m.2,30 circa di spessore; tre porte denominate Trapani, Carmine e Spada; sei postierle, piccole aperture che servivano come uscita di emergenza o per i rifornimenti.
Su alcuni blocchi sono incise delle lettere dell’alfabeto punico – “beth” che equivale a “casa”, “ain” che significa “occhio”,“phe” che significa “bocca” – che potrebbero racchiudere il significato di: “Le mura hanno occhi per vedere il nemico, bocca per mangiarselo in caso di aggressione e sono la casa sicura per gli abitanti”.

Porta Trapani: viene così denominata perché rivolta verso Trapani. Ha sagoma ogivale ed è inserita tra due robusti bastioni.

Porta Spada situata a Nord, è così chiamata per l’eccidio degli Angioini che presidiavano Erice durante la guerra del Vespro (sec. XIII).

Porta Carmine posta nella piazza antistante la chiesa del Carmine, è sovrastata da una grande nicchia recante una statua acefala in calcare di Sant’Alberto.

Quartiere Spagnolo

Si tratta di una robusta costruzione incompiuta, iniziata nel secolo XVII per ospitare una guarnigione di soldati spagnoli ma mai ultimata. Situato su uno sperone roccioso, fuori dalle mura, sull’estremità di ponente di un’ampia piattaforma rocciosa, nei pressi delle chiese di Sant’Orsola e Sant’Antonio, offre uno spettacolo di inusuale bellezza sul territorio e soprattutto sul mare; l’occhio può spaziare dal canale di Sicilia al mar Tirreno cogliendo in tutta la sua bellezza la parte costiera compresa tra monte Cofano e la tonnara di Bonagia. Nelle sale restaurate, si trova una raccolta dedicata all’arte contadina e marinara dal titolo “Arti e mestieri di una volta…”.

Torretta Pepoli

Al Conte Agostino Pepoli, (1848-1910), studioso, collezionista, mecenate, fondatore del Museo a lui dedicato a Trapani, si deve la costruzione, in una posizione suggestiva e panoramica, della cosiddetta Torretta Pepoli, un caratteristico edificio in vaghe forme liberty, destinato a luogo di studio e di meditazione per sé e per i numerosi suoi ospiti tra cui l’archeologo Antonio Salinas, lo scrittore Samuel Butler, il letterato Ugo Antonio Amico, il musicologo Alberto Favara, il ministro Nunzio Nasi.
Recentemente restaurata, oggi la Torretta è destinata ad Osservatorio permanente di Pace e Faro del Mediterraneo. Al suo interno verrà installato un Museo interattivo multimediale consacrato alla storia di Erice e alla sua identità, un innovativo modo di fruizione culturale, un viaggio tra storia, cultura, mito e tradizione.

Vini Erice Doc

Ottenuti da vigneti posti tra i 200 e i 650 m. disseminati nel cosiddetto agro ericino (la zona collinare a piedi del Monte Erice), devono le loro qualità organolettiche alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio, rara combinazione di altitudine e prossimità al mare. Inzolia, catarratto, grillo, grecanico, nero d’Avola sono gli inconfondibili frutti di vigneti autoctoni, ma l’Erice Doc oggi si distingue anche per la produzione di ottimi vini da vigneti internazionali.

Dolcini di Erice o Pasticceria conventuale

Portavoce del territorio da cui hanno origine, i dolci della pasticceria conventuale sono preparati con ingredienti locali tipici (mandorle, cedri, limoni, arance, miele). Realizzati secondo le antiche ricette delle suore di clausura dei conventi di San Carlo e Santa Teresa, sono un’esperienza irrinunciabile per chi visita Erice.

Genovesi

Questi dolci devono la loro origine alle monache di clausura dei conventi di San Carlo e Santa Teresa e sono ormai parte integrante per chi decide di fare una visita ad Erice.
Sono dei dolci di pasta frolla ripieni di crema pasticcera che consigliamo di consumare caldi per poter gustare pienamente la loro prelibatezza. Esistono diverse versioni (nutella, ricotta, pistacchio) ma le tradizionali sono di crema.

Mustazzoli

Rappresentativi della tradizione dolciaria conventuale ericina, sono biscotti a base di mandorle e aromatizzati con cannella e chiodi di garofano. Secchi e duri, sono solitamente accompagnati a un vino dolce nel quale si intingono per ammorbidirli.

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