Porta Castellammare – Tre chiese

Porta Castellammare – Tre chiese
1 h 30 min
Duration
4,5 Km
Length
250 m
Difference in level

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Sentiero Porta Castellammare-Tre Chiese

Architetture religiose e antiche strade lastricate: la vista dal Monte Erice spazia dalle Isole Egadi fino ai rilievi di San Vito Lo Capo.


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Siamo a Erice vetta, davanti a Porta Spada, una delle quattro aperture delle mura ciclopiche di origini elimo-puniche che cingono il nucleo centrale della città, e quindi datate tra l’VIII e il VI sec. a.C. Spesse dai 2 ai 3 m., le mura si snodano lungo un percorso complessivo di circa 800 m., adattandosi al dislivello del terreno. Si parte da qui, per calpestare un breve itinerario ad anello (4,5 km). Si scende lungo il versante settentrionale di Monte Erice, verso i resti di Porta Castellammare, riscoperti dopo le recenti indagini archeologiche nella zona. Si prosegue per un breve tratto nella direzione della Chiesa di S. Maria Maddalena, e poi Sant’Ippolito e infine Santa Maria Maggiore, databili al XIV sec. Il numero rilevante di architetture religiose esistenti, in rapporto alla popolazione, sta a sottolineare l’indiscussa superiorità spirituale, culturale e sociale della fede nell’antica Erice.

Il percorso, oltre ad essere caratterizzato da un’antichissima strada lastricata con pietra ericina, è un tripudio di colori: fanno bella mostra di sé le varietà di orchidee selvatiche, tra le quali l’orchidea di Robert, l’orchidea italica e l’orchidea farfalla. La flora è caratterizzata dalla presenza di circa venti specie endemiche, come il cavolo trapanese e il limonio siciliano.

Il panorama, incredibilmente bello, spazia dalle Isole Egadi alla piana di Bonagia, Valderice e ai rilievi di Custonaci (Monte Cofano), fino a quelli di San Vito Lo Capo (Monte Monaco).
L’itinerario ritorna, in ultimo, verso Porta Spada, attraverso un tratto boschivo caratterizzato da esemplari di leccio e roverella. Poco più in là, si raggiunge il Quartiere Spagnolo, un fortino del XVII secolo che sorge su uno sperone roccioso e che volge lo sguardo verso il bellissimo panorama della costa. Voluto dalla cittadinanza per ospitare una guarnigione di soldati spagnoli di presidio ad Erice, dopo un complesso recupero e restauro conservativo, oggi il “Quartiere Spagnolo” è sede di una mostra permanente intitolata “Arti e mestieri di una volta…” e spazio dove è possibile degustare prodotti tipici locali, tra i quali un buon bicchiere di vino Erice doc, l’amaro Monte Erice e i prodotti di pasticceria tradizionale alla mandorla, le “genovesi” e i “mustazzoli”.

Le mura di Erice

Le antiche mura, in pietra calcarea, furono originariamente edificate sul lato Nord-Est del sito nell’VIII secolo a.C. dagli Elimi, popolazione di origine incerta; nel VI furono rinforzate dai Punici e, dopo rifacimenti di epoca romana, vennero completate dai Normanni.
A causa delle gigantesche dimensioni vengono definite “cicopliche”.
I resti si sviluppano lungo un percorso di circa 700 metri e si adattano al diverso rilievo del terreno (dai 682 m ai 729 m s.l.m.). Lungo la cortina muraria sono attualmente visibili: sedici torri quadrangolari, dalla lunghezza media di m.45 e di m.2,30 circa di spessore; tre porte denominate Trapani, Carmine e Spada; sei postierle, piccole aperture che servivano come uscita di emergenza o per i rifornimenti.
Su alcuni blocchi sono incise delle lettere dell’alfabeto punico – “beth” che equivale a “casa”, “ain” che significa “occhio”,“phe” che significa “bocca” – che potrebbero racchiudere il significato di: “Le mura hanno occhi per vedere il nemico, bocca per mangiarselo in caso di aggressione e sono la casa sicura per gli abitanti”.

Porta Trapani: viene così denominata perché rivolta verso Trapani. Ha sagoma ogivale ed è inserita tra due robusti bastioni.

Porta Spada situata a Nord, è così chiamata per l’eccidio degli Angioini che presidiavano Erice durante la guerra del Vespro (sec. XIII).

Porta Carmine posta nella piazza antistante la chiesa del Carmine, è sovrastata da una grande nicchia recante una statua acefala in calcare di Sant’Alberto.

Chiese rupestri

La montagna di Erice è stata in età tardo medievale un antico cenobio, ricco di caverne eremitiche, che ancor oggi si rinvengono spesso associate alle numerose chiese rupestri. Sul versante orientale, si segnalano le chiese rupestri di Sant’Ippolito, Santa maria Maggiore, Santa Maria Maddalena. La prima di grande importanza storica, localizzata all’incrocio dei più antichi sentieri dell’Erice (???), oltre alla piccola grotta annessa conserva all’interno gran parte degli affreschi che la decoravano, la seconda ormai ridotta a rudere, è nelle sue rovine ancora imponente e suggestiva, la terza, benché piccola, si conserva pressoché integra.

Dolcini di Erice o Pasticceria conventuale

Portavoce del territorio da cui hanno origine, i dolci della pasticceria conventuale sono preparati con ingredienti locali tipici (mandorle, cedri, limoni, arance, miele). Realizzati secondo le antiche ricette delle suore di clausura dei conventi di San Carlo e Santa Teresa, sono un’esperienza irrinunciabile per chi visita Erice.

Genovesi

Questi dolci devono la loro origine alle monache di clausura dei conventi di San Carlo e Santa Teresa e sono ormai parte integrante per chi decide di fare una visita ad Erice.
Sono dei dolci di pasta frolla ripieni di crema pasticcera che consigliamo di consumare caldi per poter gustare pienamente la loro prelibatezza. Esistono diverse versioni (nutella, ricotta, pistacchio) ma le tradizionali sono di crema.

Mustazzoli

Rappresentativi della tradizione dolciaria conventuale ericina, sono biscotti a base di mandorle e aromatizzati con cannella e chiodi di garofano. Secchi e duri, sono solitamente accompagnati a un vino dolce nel quale si intingono per ammorbidirli.

Vini Erice Doc

Ottenuti da vigneti posti tra i 200 e i 650 m. disseminati nel cosiddetto agro ericino (la zona collinare a piedi del Monte Erice), devono le loro qualità organolettiche alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio, rara combinazione di altitudine e prossimità al mare. Inzolia, catarratto, grillo, grecanico, nero d’Avola sono gli inconfondibili frutti di vigneti autoctoni, ma l’Erice Doc oggi si distingue anche per la produzione di ottimi vini da vigneti internazionali.

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Sentiero Porta Castellammare-Tre Chiese

We are on the top of Mount Erice, in front of Porta (Gate) Spada, one of the four openings in the Cyclopean walls (dating back to Elymian and Punic times, between the 8th and the sixth centuries b.C.), that surround the central core of Erice. These Cyclopean walls (from 2 to 3 meters thick) wind along a path about 800 meters long, following the ground profile. From here the itinerary entails a ring-shaped pathway, approximately 4,5 kilometers long. The route descends along the northern slope of Monte (Mount) Erice, to the ruins of Porta (Gate) Castellammare, rediscovered during the recent archaeological investigations in the area. Then the trail runs for a short stretch towards the churches of S. Maria Maddalena, Sant’Ippolito and Santa Maria Maggiore, dating back to 14th century. The large number of existing religious building (in relation to the population) shows how important the faith was in the ancient Erice.

 

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The route, besides being characterised by a very ancient paved road made of local stones, is a blaze of colours: beautiful wild orchids, including the orchidea di Robert (Barlia robertiana) and the orchidea farfalla (phalaenopsis), display all their splendour. There are also about twenty endemic species, including the cavolo trapanese (cabbage from Trapani) and the limonio siciliano (Sicilian Limonium).

A breathtaking view, ranging from the Egadi islands to the plain of Bonagia, Valderice and Custonaci (Mount Cofano) till to San Vito Lo Capo (Mount Monaco) can be admired.

Then, the route goes back towards Porta Spada through a small wood characterised by downy oaks and holm oaks. A little further on there is the Quartiere Spagnolo, a fort dating back to the 17th century which stands on a rocky spur and overlooks the beautiful panorama of the coast. It was wanted by the local population to host a garrison of Spaniard soldiers, after an accurate and complex restoration, today the “Quartiere Spagnolo” houses a permanent exhibition titled “Arti e mestieri di una volta…(Arts and crafts of times past)” and a space where you can tasyte the typical local products, including a good glass of COD Erice wine, the “Amaro Monte Erice” and the traditional almond sweets, the “genovesi (pastry sweets stuffed with cream and covered with powdered sugar)” and the “mustazzoli (biscuits)”.

City walls

The ancient walls, made of limestone, were originally built on the north-eastern side in the 8th century b. C. by the Elymians, a population of uncertain origin; later, in the 6th century b.C., they were reinforced by the Carthaginians and, after reconstructions in the Roman age, completed by the Normans.
The remains stretch along a way of about 700 meters and adapt themselves to different terrains (from 682 meters to 729 meters above sea level).
Due to their gigantic dimensions they are known as “cyclopean walls”; the Greek historian Diodoro Siculo, also, indicated Dedalo as their first builder.
Along the city walls can still be seen:
– 16 quadrangular towers (they originally were 25) connected to each other by solid intermediate curtains, with an average length of 45 meters and thickness of about 2,30 meters;
– 3 gates called Trapani, Carmine and Spada;
– 6 posterns (secondary gates in a fortification).
Big calcareous blocks, dating back to Elymian times and forming the base, can also be seen; they have been left in their natural state, well squared and similar rows of ashlars, dating back to Phoenician-Punic times, rest on them. In the upper levels the construction continues with other medieval rows made of small stones, with an irregular shape, held together by mortar and with vertical wedges, with a horizontal course.
Along the curtains open several posterns, small doors used as emergency exits or for supplies, today they have remained 6 (well-preserved): the oldest have solid monolithic architraves, the others false arches. Close to some of them there are, engraved into the stone, the letters of the Punic alphabet:
“beth” that is “house”“ain” that is “eye”

  • “phe” that is “mouth”.

These letters may have the following meaning: “The walls have eyes to see the enemy, a mouth to eat him when attacked and they are the safe house for the inhabitants”.

Porta Trapani: so named because it looks towards Trapani. It has an ogival shape and is placed between two solid bastions.

Porta Spada: is situated in the northern part; its name is due to the massacre of the Angevins who were occupying Erice during the Vespers War (13th century).

Porta Carmine: is located in the square opposite the Chiesa del Carmine (Church of Mount Carmel) and on it there’s a large niche with a calcareous headless statue of St. Albert.

 

Erice DOC Wines

Obtained from vineyards located between 200 and 650 m. on the sea level scattered in the so-called ‘agro ericino’ (the hilly area at the foot of Mount Erice), these wines owe their organoleptic qualities to the soil and climatic conditions of the area, a rare combination of altitude and proximity to the sea.
Inzolia, Catarratto, Grillo, Grecanico, Nero d’Avola are the unmistakable fruit of native vines, but nowadays Erice Doc also stands out for its production of fine wines from international varieties.

Convent Pastries

Spokesman of the territory from which they originate, convent pastries are prepared with typical local ingredients (almonds, citrons, lemons, oranges, honey). Made according to the old recipes of the cloistered nuns of the San Carlo and Santa Teresa convents, they are an essential experience for anyone visiting Erice.

Genovesi

These sweet round pastries filled with custard owe their origins to the cloistered nuns of the of San Carlo and Santa Teresa convents. An integral part of a visit to Erice, they should be consumed while still hot.

Mustazzoli

Representative of the convent confectionery tradition, these biscuits are made with almonds and spiced with cinnamon and cloves. Dry and hard, they are usually accompanied by a sweet wine for dipping.

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