Chi l’avrebbe mai detto che il Bosco di Scorace avrebbe deciso di accoglierci… con la doccia di benvenuto?
Sì, perché ha piovuto praticamente dall’inizio alla fine, ma non una pioggia cattiva: era una pioggia gentile, educata, quasi affettuosa. Di quelle che ti sfiorano più che bagnarti, come se il bosco volesse dirci: “Benvenuti, accomodatevi… e già che ci siete, lasciate che vi battezzi come veri escursionisti.”
E così è stato: i neo‑iscritti al CAI hanno ricevuto il loro battesimo ufficiale, certificato da Madre Natura in persona.
E noi, vecchi e nuovi camminatori, ci siamo ritrovati immersi in un paesaggio che sotto la pioggia sembrava ancora più bello: il bosco, vestito di primavera e lucido come appena uscito da una spa, era di una bellezza inaspettata.
I prati verdi brillavano colorati, gli alberi e le foglie intorno a noi luccicavano, e perfino i tratti più segnati dagli incendi sembravano respirare una promessa di rinascita, tanti piccoli pini ricoprivano il terreno e dovevamo stare attenti a non calpestarli.
Il terreno? Intriso d’acqua. Una spugna. Ogni passo era un ciac-ciac che ci accompagnava come musica.
E noi? Uno spettacolo nello spettacolo. Tutti bardati con scorri acqua colorati, cappucci tirati fin sopra il naso, e quelle meravigliose gobbe da cammello create dagli zaini sotto le mantelle. Un gruppo di creature mitologiche, metà escursionisti metà tartarughe ninja, che avanzava tra i sentieri del bosco.
Tra un passo e l’altro, la natura ci ha regalato sorprese. Orchidee selvatiche delicate come acquerelli, distese di prati verdi da cartolina, qualche furtivo asparago raccolto qua e là, e l’incontro più improbabile della giornata: un toporagno siciliano, minuscolo che si “fingeva” morto per non farsi notare.
I panorami, nonostante la foschia, ci hanno fatto battere il cuore: Monte Sparagio e Monte Inici che si alzavano come guardiani severi, Monte Cofano che appariva e scompariva come un fantasma elegante, e laggiù, all’orizzonte, le Egadi che sembravano galleggiare in un mare di nebbia.
Il momento più epico? Il pranzo. Ci siamo rifugiati tutti dentro una grotta, stretti stretti, vicini vicini, in una convivialità così allegra che sembrava una festa di casa. Cibo e vino condivisi, risate e quella sensazione di essere parte di qualcosa di semplice e bellissimo.
Un grazie enorme alle nostre guide — Giovanni, Salvatore, Monica e Giuseppe — sempre attente, premurose, preparate e pazienti. Hanno trasformato una giornata bagnata in un’avventura memorabile.
E alla fine, come sempre, resta una verità semplice:
Camminare insieme non è solo andare da un punto A a un punto B: è costruire ricordi che profumano di bosco, di pioggia e di umanità condivisa… ah! Quasi dimenticavo… anche di cassatelle!!!



