Escursione a Stromboli e Panarea 17 – 20 giugno 2022. Esperienze ed emozioni

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di Rocco Chinnici

Ph. Fabio Marino

17 giugno: Il viaggio

Arriviamo alla spicciolata intorno alle 13 a Milazzo, ciascuno col proprio mezzo. Siamo in 24. C’è chi, strada facendo, ha già fatto il pieno di granita con la brioche. Alle 14 l’aliscafo lascia il molo per sbarcarci a Stromboli due ore più tardi.

Il nome Stromboli deriva dal greco e significa rotondo, per via della sua forma. Di origine vulcanica come le sue sei sorelle è l’unica che mantiene una attività di tipo esplosivo, detta appunto Stromboliana.

L’isola ci accoglie in un caldo pomeriggio di giugno nel suo minuscolo porto. Piccoli veicoli si danno da fare per trasportare bagagli e persone lungo le strade strettissime del centro abitato. La maggior parte di noi preferisce sgranchirsi le gambe raggiungendo a piedi i due hotel dove abbiamo prenotato. Lungo il percorso incontriamo la moderna centrale elettrica con i suoi gruppi Diesel e il molo di attracco della nave bettolina che porta l’acqua potabile sull’isola. Fino agli anni settanta l’isola era priva di elettricità, l’acqua scarseggiava e la vita doveva essere veramente dura.

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Dopo cena, col buio, si parte su una imbarcazione che ci trasporta nel tratto di mare antistante la Sciara del Fuoco dove speriamo di assistere a qualche esplosione dai crateri sommitali. Purtroppo il cielo è un po’ nuvoloso e, delle esplosioni, riusciamo ad intravedere soltanto la luce rossa diffusa che filtra tra la foschia. Dobbiamo ammettere però che stando fermi, a motore spento, in silenzio e col mare nero tutto attorno, l’atmosfera che si viene a creare è molto suggestiva.

18 giugno: Panarea

Oggi si va per mare. Abbiamo noleggiato Duchessa, una barca capiente per mezzo della quale vogliamo raggiungere e visitare Panarea e i suoi isolotti, oltre che fare bagni a più non posso.

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Il tempo è ottimo e il mare è calmo. Puntiamo in direzione di quella che è la più piccola e la meno elevata isola dell’arcipelago eoliano, nonché la più antica. La affiancano gli isolotti di di Basiluzzo, Spinazzola, Lisca Bianca, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera nonchè gli scogli dei Panarelli e delle Formiche. Questo insieme costituisce un micro arcipelago fra Lipari e l’isola di Stromboli posto su un unico basamento sottomarino.

Ci fermiamo davanti a Basiluzzo, nelle vicinanze di quello che era un porto romano e del quale resta visibile qualche frammento di colonna. Il pilota fa appena in tempo ad ancorare la barca che siamo già tutti in acqua per goderci il primo bagno della giornata. L’acqua è di un colore blu zaffiro, fresca ma non fredda.

Il secondo bagno lo facciamo davanti a Dattilo. Qui il fondale è poco profondo e l’acqua ha un colore verde smeraldo. Sembra che il nostro Presidente ci abbia preparato qualche sorpresa. Lo vediamo armeggiare con una bottiglia di spumante che presto ci viene prima spruzzato e poi servito mentre siamo ancora a mollo. Un brindisi come questo è una “raffineria” che solo noi del Cai Erice ci possiamo permettere… E le sorprese non finiscono qui, adesso è la volta delle ciliegie che Enzo ci lancia mentre nuotiamo e vanno catturate prima che affondino!

Sbarchiamo nel porticciolo di Panarea. Ambiente diverso rispetto a Stromboli, molta più gente, frastuono, locali e bar all’aperto. Attraversiamo in fretta le stradine del centro abitato muovendoci in direzione sud. Tra sali e scendi raggiungiamo la spiaggia di Cala Zimmari. Dall’alto il mare ci appare cristallino. Siamo soltanto a metà giugno e già decine di imbarcazioni sono ormeggiate poco distante dalla riva, non osiamo immaginare quello che ci sarà ad agosto! Dalla spiaggia risaliamo lungo un ripido sentiero che ci conduce in un luogo magico dove storia e bellezza si coniugano alla perfezione. Sul promontorio di Punta Milazzese troviamo i resti di un villaggio dell’età del bronzo (XIV secolo a.C.). La particolare posizione del pianoro su cui sorge il villaggio, proteso verso il mare e protetto da alte pareti a dirupo – dunque facilmente difendibile – ne fece un luogo ideale per l’insediamento. Tutto attorno il mare ci appare di una bellezza indescrivibile. Su questa isola è passata la storia: Etruschi, Greci, Cartaginesi, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni.

Ritorniamo verso la nostra imbarcazione, avendo cura di non farci travolgere dai mini taxi elettrici che arrivano silenziosi e sfrecciano pericolosamente tra le stradine strette. Cumuli di spazzatura che sostano agli angoli delle strade rendendo l’aria maleodorante danno una idea della scarsa attenzione degli amministratori per questa che dovrebbe essere la più ricca tra le Eolie.

Prima di riprendere il viaggio di ritorno facciamo una sosta nella baia di Punta Milazzese per l’ultimo bagno della giornata. La scogliera scoscesa che abbiamo poco prima ammirato dall’alto adesso si mostra nella sua imponenza.

Completato il giro dell’isola passiamo accanto a Spinazzola coi suoi basalti colonnari e puntiamo decisamente verso Stromboli. Nella luce del pomeriggio l’isola ci appare nella sua imponenza con gli sbuffi di fumo che stancamente emette come un distratto fumatore di pipa. Lasciato il piccolo borgo di Ginostra alla nostra destra, davanti a noi si presenta il surreale spettacolo della Sciara di Fuoco. A differenza di ieri notte, oggi l’aria è tersa e si distinguono chiaramente i profili dei crateri sommitali dietro i quali si innalzano i pennacchi di fumo.

Prima di rientrare giriamo attorno a Strombolicchio. Questo che sembra soltanto un faraglione distante un miglio dalla costa dell’isola è in effetti ciò che rimane del primo antico edificio vulcanico di Stromboli. In epoca successiva, circa 100.000 anni fa, il magma trovò nuove strade per salire in superficie, di conseguenza il sito delle eruzioni si spostò leggermente e l’edificio vulcanico di Strombolicchio smise di eruttare. Questo portò all’erosione graduale delle sue pendici, che scomparvero completamente, lasciando soltanto una torre di magma solidificato. Sulla sommità di Strombolicchio oggi è collocato un faro che si può raggiungere, non senza difficoltà, soltanto per mezzo di un minuscolo approdo e una ripida scalinata.

Rientriamo rapidamente a terra. Si è fatto tardi e dobbiamo prepararci in fretta per la cena. Oggi è stata una giornata densa di emozioni e bellezza.

19 giugno: Fuoco e cenere

Oggi mattinata libera. Qualcuno si alza prestissimo per assistere all’alba, altri preferiscono recarsi al mare o in piscina in orari più comodi.

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L’appuntamento è alle 17 davanti all’hotel Sirenetta. Il gruppo è quasi al completo, pronti per l’escursione. Iniziamo a camminare dal centro abitato per un sentiero che sale lungo il costone nordest del vulcano. Ci rendiamo subito conto della devastazione causata dal vasto incendio che meno di un mese addietro una mano incauta ha provocato in questa zona dell’isola distruggendo circa 60 ettari di vegetazione più alcune case e infrastrutture varie. Neanche il cimitero è stato risparmiato. Quelle che erano le transenne di legno che delimitavano il sentiero sono adesso pezzi di legno carbonizzato. Il paesaggio è spettrale. Camminiamo tra gli scheletri anneriti di ginestra, lecci e macchia mediterranea. Anche il fondo del sentiero si è tramutato in una polvere sottile che si solleva e ci avvolge ad ogni passo.

Ci facciamo coraggio e proseguiamo in direzione nordovest verso il bordo della Sciara del Fuoco. Raggiungiamo finalmente il punto di osservazione a 290 m. che si affaccia sulla Sciara. Lo spettacolo ci toglie il fiato, davanti a noi questa enorme ripida discesa fatta di sabbia e ciottoli che da una quota di circa 800 metri scende fino a tuffarsi nel mare. In cima alla sciara adesso possiamo individuare le bocche che periodicamente sono sede di rumorose esplosioni con emissione di lapilli incandescenti e fumi caldi. Lo spettacolo non si fa attendere e ad ogni esplosione seguono le nostre esclamazioni di meraviglia. Assistiamo persino alla espulsione di massi che rotolando lungo la sciara si vanno a tuffare nel mare.

Oggi è la giornata del fuoco e della cenere. Quello che ci regala il vulcano, denso di bellezza e meraviglia, e quello con cui la mano colpevole dell’uomo ha saputo creare orrore e distruzione. Ancora una volta la natura tenta invano di insegnare qualcosa a questi ciechi e sordi abitanti del pianeta che hanno pure la presunzione di definirsi “Sapiens”.

Intanto il sole comincia a declinare, si avvicina l’ora del tramonto e tutto intorno a noi si colora di tonalità più calde. Saremmo tentati di restare in osservazione fino a notte ma si è fatta ora di scendere. Una pizza calda ci attende alla fine della discesa presso “L’Osservatorio”, una pizzeria ristorante che gode di una vista unica sui crateri sommitali e sulla Sciara. Durante il percorso, il sole lentamente si tuffa nel mare donandoci la possibilità di scattare foto memorabili.

Raggiungiamo il locale e ci accomodiamo intorno alla tavolata all’aperto che è stata preparata per noi e dove ci attendono i pochi dei nostri che non hanno partecipato all’escursione. Certo il nostro abbigliamento, visibilmente coperto di polvere e vergato di nero, non sembrerebbe appropriato per una serata conviviale, ma nessuno sembra farci caso, e noi meno degli altri.

Flebili candele illuminano con discrezione i tavoli. La semioscurità ci da modo di continuare ad osservare, anche se da una prospettiva diversa, lo spettacolo delle esplosioni e del lancio di lapilli.

Dopo cena rientriamo in paese alla luce delle lampade frontali, lungo una strada polverosa. Ogni tanto ci fermiamo e spegniamo tutto per potere ammirare il cielo stellato e la via lattea. Le luci e l’inquinamento delle nostre città ci hanno disabituato a questo eccezionale spettacolo. Saggiamente, l’amministrazione di Stromboli ha abolito l’illuminazione stradale per regalare questa ulteriore meraviglia ai suoi visitatori.

Insomma, una giornata piena di bellezza e conclusa nel modo migliore.

20 giugno: Il ritorno

Si preparano in fretta i bagagli. Qualche mattiniero ha pure il tempo di fare l’ultimo bagno di mare. L’aliscafo ci attende. Salutiamo l’isola con la nostalgia nel cuore, come un amore finito troppo presto…

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Epilogo: La vendetta

5 casi accertati di Covid tra di noi si manifestano subito dopo il ritorno, fortunatamente con sintomi non gravi.
Per due anni, durante le nostre escursioni, siamo stati bravi e attenti, sino alla pignoleria. Abbiamo adottato odiose regole di distanziamento ma che hanno funzionato. Questa volta abbiamo creduto, o ci siamo illusi, che il peggio fosse ormai alle nostre spalle, ed invece…
Restiamo comunque tutti fermamente convinti che sia valsa la pena vivere questa breve ma meravigliosa avventura.