Sabato 12 luglio 2025, in una calda giornata di luglio, i soci del CAI Erice hanno percorso il corso del fiume Sosio per un’esperienza di trekking fluviale. Questo tratto del fiume Sosio prende più a valle il nome di Verdura. Siamo partiti dalla centrale idroelettrica di San Carlo, un punto di riferimento della zona che, grazie alla ricchezza d’acqua, è stato usato nel tempo sia in agricoltura sia per la produzione di energia elettrica.
La nostra escursione, guidata da Monica Cassetti e Roberta Zaccarini, è iniziata studiando su una cartina il percorso del fiume Sosio. Poi abbiamo imboccato il sentiero entrando nella Riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, istituita per proteggere flora, fauna e importanti formazioni geologiche. In questa zona si trovano alcune delle rocce più antiche della Sicilia, risalenti al Triassico superiore e al Permiano. Alla partenza abbiamo notato con dispiacere che il ponte ferroviario che sovrasta l’inizio del sentiero era crollato nella parte centrale.
Camminare subito nell’acqua fresca e limpida del fiume ci ha dato sollievo dal caldo. Attorno a noi abbiamo osservato strati di roccia calcarea, canyon scavati dall’acqua, forme scolpite dal fiume che ora scorre calmo e basso ma che, in inverno, lascia segni del suo livello più alto e impetuoso. Abbiamo visto oleandri in fiore, cespugli di mirto, molta menta profumata, piccoli pesci, granchi, gamberetti di fiume, pesci più grandi e, sopra di noi, rapaci che nidificano sulle pareti scoscese della valle. All’inizio si attraversano anche terreni coltivati a olivo, ma presto il paesaggio diventa completamente selvaggio.
Abbiamo seguito il greto del fiume per quasi quattro chilometri, camminando per la maggior parte del tempo in acqua, in alcuni punti anche fino al bacino. È stata un’esperienza piacevole per tutti i partecipanti, conclusa con un bagno rinfrescante sotto le cascatelle che erano la nostra meta.
Terminato il percorso, ci siamo spostati al camping sotto il sito archeologico di Eraclea Minoa, dove abbiamo montato le tende a pochi metri dal mare, in un’area caratterizzata da rocce bianche che terminano nella Punta Bianca, che separa questa zona dalla Riserva della foce del fiume Platani.

Domenica 13 luglio 2025, di buon mattino, abbiamo fatto una passeggiata sulla spiaggia naturale arrivando quasi a Capo Bianco. La spiaggia costeggia una falesia di calcari marnosi e marne a globigerine, offrendo un paesaggio particolare. Il mare, calmo e azzurro, era accanto a noi per tutto il percorso. Tornati al campeggio, abbiamo smontato le tende e fatto colazione prima di partire per la seconda escursione.
Siamo saliti alla zona archeologica di Eraclea Minoa, che conserva i resti dell’antico insediamento greco, e da lì siamo scesi verso la foce del fiume Platani. La riserva naturale della foce è un’area protetta della Sicilia sud-occidentale, istituita per tutelare la popolazione ornitica e favorire la ricostituzione della macchia mediterranea e delle dune. È un importante punto di arrivo per molti uccelli migratori provenienti dall’Africa e ospita una flora variegata e una fauna ricca.
Il sentiero, inizialmente in leggera discesa, ha poi presentato una salita sotto il sole che ci ha portato in un bosco fitto. Attraversando la vegetazione lungo il corso del fiume, siamo arrivati alla foce e poi al mare, dove ci attendeva una spiaggia naturale dal mare azzurro. Qui ci siamo fermati a fare il bagno e a rilassarci in un ambiente ancora selvaggio.



